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| IL FRATTE E LE TRE FIGLIE: UNA CANZONE INCRIMINATA |
Testo pubblicato sul periodico "La Beidana", n.7, marzo 1988
IL FRATTE E LE TRE FIGLIE: UNA CANZONE INCRIMINATA
di Mauro Durando
In una "glanure" apparsa sul n. 1 de La beidana "Il fratte
e le tre figlie", Daniele Tron, basandosi sugli atti di un processo
tenuto presso il Tribunale della Val San Martino, a Perrero, nel 1764,
ricostruiva un episodio avvenuto a quel tempo durante una veglia nella
stalla del chirurgo della valle, che risiedeva a Chiotti: nel corso della
serata, due valdesi originari di Prali cantavano "
una
canzone infame in sprezzo del SS. Sacramento della penitenza e delli Sig.
Ministri del medesimo
et ciò con grave scandalo anche di diversi
cattolici che ritrovavansi in detta stalla
", un comportamento
per cui venivano deferiti all'autorità giudiziaria. Il canto, come
riferisce un testimone, parlava di "
un prette col suo libro
alla mano, quale voleva confessare tre figlie, ed esservi un fratte che
li confessò tutti e tre, e poi montò sovra la più
giovane, e guardando tutto all'intorno disse alle altre all'indomani,
che anche loro due li avrebbe servite, e poi li avrebbe dato l'erba giala
che le sarebbe cresciuta nelle mani, e le avrebbe guarite dal male di
stomaco e reni
".
Nell'articolo, a proposito di canti di questo genere, si cita uno scritto
di Emilio Tron, in cui il ricercatore sottolinea come, nel repertorio
valdese, "
su una massa di oltre 400 canti, se ne trovino tre
soli satireggianti il clero cattolico, tutti e tre palesemente importanti
dalla Francia
i quali hanno avuto una diffusione quasi nulla, e
che nessuno conosce più". In realtà, sostiene Daniele
Tron, l'episodio risalente al 1764 farebbe piuttosto pensare che in passato
canti satirici verso il clero fossero presenti nella tradizione locale,
anche se pare che al giorno d'oggi essi siano completamenti scomparsi.
Daniele Tron cita, peraltro, come eccezionale, il canto riproposto da
"La Cantarana" nella musicassetta di riproposta "La bello
vigno" (Pinerolo, 1982), intitolato "Le Moine", raccolto
nella zona di Inverso Pinasca, ma quasi certamente proveniente dall'alta
Val Germanasca. In effetti, nelle ricerche sul campo svolte in questi
anni dalla Cantarana, di cui faccio parte, sono stati registrati vari
canti satirici di questo tipo, a testimoniare una sorprendente vitalità
di questo repertorio.
Così, il canto del "fratte e le tre figlie" è
stato raccolto in due differenti versioni, di cui si riporta più
avanti il testo: la n° 1 è sicuramente quella a cui fa riferimento
il documento giudiziario del 1764, come si può costatare dalla
sostanziale coincidenza del testo con la ricostruzione del canto nella
testimonianza citata in precedenza; c'è in aggiunta, una parte
introduttiva riguardante il vino e i lavori della vigna, che sembra estranea
alla vicenda del "moine confesseur", e, al termine di ogni strofa,
si ripetono tre versi apparentemente senza connessione con il testo, che
evidentemente sono a completamento della linea melodica.
Questa versione mi è stata cantata da "Manuél Bertalot
(n. 1909), originario del Crosetto di Prali, ed è conosciuta anche
nella zona di Rodoretto; l'ho ritrovata inoltre, con alcune varianti del
tutto secondarie, su di un "cahier" datato 25 aprile 1910, scritto
da Luigi Filippo Rostan di Prali.
La versione n° 2, incompleta nella strofa conclusiva, è cantata
su una melodia decisamente diversa, e di carattere più moderno
della precedente, e anche il testo appare molto più esplicito,
per non dire francamente volgare; ci è stata comunicata da un suonatore
non più in attività del vallone di Riclaretto, secondo cui
si tratta di una "courènto" cantata; cosa possibile (in
questo caso il ritornello "Comme il la cogne" va ripetuto e
costituisce il "balét"), anche se la melodia non corrisponde
a nessuna delle "courènta" che conosco.
Un altro canto appartenente allo stesso filone è la "Chanson
du moine blanc", che mi hanno cantato i coniugi Bertalot (sempre
il Bertalot del Crosetto di Prali), e che proviene dal repertorio familiare
della Signora Bertalot, Adele Pons, originaria della Borgata Bessé,
tra Perrero e Massello.
Ho verificato la raccolta Tiersot (Chansons populaires recueillies dans
les Alpes Françaises - Savoie et Dauphiné, Grenoble-Moutiers,
1903), che costituisce uno dei punti di riferimento principali per operare
dei raffronti con la tradizione musicale dell'altro versante delle Alpi,
dove è riportata una versione locale di "Le moine" ("Le
joli moine"), ma non compare "Le moine confesseur". Vi
è riportato, invece, un canto intitolato "Le moine et les
trois filles", il cui testo è in lingua occitana, che ricorda
da vicino la canzone del "prèivi innamurà", un
brano in piemontese molto diffuso nelle nostre valli (e anche nella zona
di pianura), di cui si ricordano anche dei frammenti in "patouà",
e che compare come "courènto" suonata nel repertorio
di tutti i fisarmonicisti loacali. Anche di questa si riporta in appendice
il testo, in una versione inedita proveniente dalla Ribba di Prali, in
cui traspare una scarsa dimestichezza con il piemontese, poco conosciuto
nella zona, e la tendenza ad introdurre termini francesi ("eimè"
da "aimer") o influenzati dal "patouà" ("strutassià").
In nota al canto "Le moine et les trois files" il Tiersot osserva:
"Rapprochez de cette irrévérencieuse chanson la "Chanson
du Moine Blanc" [del frate in questo canto si dice che è "habillas
de blanc"] dont quelques couplets sont reproduit dans une conte d'Alphonse
Daudet, ainsi que la série des chansons satiriques sur les moines
dans les recueils de Rolland, LXX à LXXVII".
Non conosco l'opera del Rolland, che sarebbe interessante consultare in
proposito. Credo comunque che si possa confermare, in prima battuta, la
tesi di Emilio Tron, cioè che questo è un repertorio importato
dalla Francia, e poi rielaborato in loco.
Nella musicassetta di registrazioni dal vivo di cantori e suonatori locali
"La bello a la fënétro" (Pinerolo, 1983), abbiamo
inoltre pubblicato "Le curé de St. Germain", dove il
riferimento a San Germano è certamente stato introdotto successivamente,
perché il brano è nella raccolta del Tiersot, col titolo
di "Le curé de chez nous", ed è conosciuto anche
a Prali, dove il protagonista è descritto semplicemente come "Le
curè", senza alcuna indicazione di località.
Notazioni irriverenti nei confronti del clero sono presenti anche in altre
canzoni: valga come esempio il canto che io identifico con la frase ripetuta
dell'intercalare ("Jeannette, si tu le veux je le veux"), che
è piuttosto diffuso (l'ho registrato da tre informatori diversi,
a Prali, a Fontane, e nei dintorni di Perrero), dove si parla di un uomo
che tornando a casa trova la moglie con un prete, che è destinato
a passare la notte con lei (v. testo in appendice).
Direi, a questo punto, che non solo è dubbio il fatto che sia stata
minima in passato la diffusione di canti satireggianti il clero cattolico,
ma che, anzi, tracce evidenti della sopravvivenza di questo repertorio
sono rinvenibili ancora al giorno d'oggi, anche se, ovviamente, ne sono
depositari solo più pochi cantatori (ma questo, ahimè,vale
un po' per tutto il repertorio tradizionale, che pure nelle valli valdesi
risulta in genere più diffuso e vitale che altrove).
E questo nonostante i reiterati tentativi, condotti non solo dalle autorità
giudiziarie e politiche, ma soprattutto dalle autorità religiose
(si legga a questo proposito il prezioso saggio di Christian Bromberger,
"Migrations de chansons, chansons de migrations", pubblicato
sul n. 6 de Le beidana) per ostacolare la diffusione di canti moralmente
eccepibili, secondo la stessa logica che spinse la Chiesa Valdese ad osteggiare
la pratica del ballo, ottenendo, peraltro, ben scarsi risultati. Come
commentava giustamente Daniele Tron, "in certi casi la cultura popolare
ha saputo mantenere una tenace resistenza di fronte alla volontà
delle gerarchie di imporre un comportamento conforme ai dettami da esse
stabiliti".
Va rilevato infatti che i canti satirici citati in precedenza, pur circoscrivibili
in un filone tematico particolare, rientrano nell'ampio "corpus"
del cosiddette "chansons grivoises", canti salaci la cui presenza
è ancora ben viva nel repertorio dei cantori locali ancora in attività,
ma che i ricercatori operanti nelle valli valdesi fino all'epoca recente
hanno trascurato o, per vari motivi, non hanno raccolto, concentrandosi
soprattutto sulle "complaintes" e sui canti storici, o su canzoni
folcloriche di stampo più convenzionale.
E' questa, tuttavia, una componente importante della tradizione musicale
locale, in cui, per rifarsi alle categorie di riferimento adottate da
Christian Bromberger nel saggio citato, che fornisce indubbiamente un
approccio interpretativo in parte inedito e stimolante al repertorio di
canti tradizionali diffuso nelle valli valdesi, si riflette una cultura
"alpina" che convive ed interagisce, non senza contrasti, con
la cultura di matrice religiosa valdese.
LE MOINE CONFESSEUR - 1
1 Trinquons ma commè re
et trinquons toujours bien
et nos vignes sont belles
et nos nos nos
et nos tonneaux sont pleins
et rien train train
et je m'en vais demain
et rounlanla et demain je m'en va.
2 Nos hommes sont à la vigne
qui travaillent sans fin
ils boivent la piquette
et nous nous nous
nous buvons le bon vin
et rien train train
3 Ils travaillent la vigne
et nous ne faisons rien
j'ai aperçu un moine
là là là
et là-bas dans un coin
et rien train train
4 J'ai aperçu un moine
là-bas dans un coin
qui confessait trois filles
son son son
son chapeausà la main
et rien train train
5 Il confessait trois filles
son chapeau à la main
monta sur la plus jeune
c'est c'est c'est
eh c'est pour voir plus loin
et rien train trian
6 Il monta sur la plus jeune
c'est pour voir plus loin
et il fit signe aux autres
re re re
oh revenez demain
et rien train train
7 Et il fit signe aux autres
revenez demain
je vous donnerai de l'herbe
qui qui qui
et qui croît dans la main
et rien train train
8 Je vous donnerai de l'herbe
qui croît dans la main
c'est pour guérir les filles
de de de
eh de ce mal de reins
et rien train train
et je m'en vais demain
et roulanla et demain je m'en va
LE MOINE CONFESSEUR - 2
1 A Paris dans une église
on n'y voit presque rien
on voit un cochon de moine
qui confesse dans un coin
Comme il la cogne cogne cogne
comme il la cogne cogne bien
comme il la cogne cogne cogne
comme il la cogne toujours bien
2 Il confesse trois fillettes
'vec son membre à la main
et dit à la plus jeune
tu reviendras demain
Comme il la cogne cogne cogne
.
3 Je te porterai de l'herbe
qui pousse dans la main
qui fait enfler le ventre
et arrondir le sein
Comme il la cogne cogne cogne
4 Après de trente-six semaines
un jeune capucin
..
LA CHANSON DU MOINE BLANC
1 Une fois dans un couvent
il y avait un moine blanc
qui tenait dedans sa chambrette (bis)
une tant jolie fillette
2 Quand minuit a sonné
à la messe il faut aller
il n'allume pas la chandelle (bis)
pour ne pas réveiller la belle
3 Quand le moine s'en est allé
la belle s'est réveillée
elle a pris la bouteille à l'encre (bis)
s'en frotta par toutes les tempes
4 Toutes les tempes et le menton
le visage tout le long
tout le long à coups de brosse (bis)
croyant c'était de l'eau de rose
5 Quand la messe a terminé
le moine est retourné
il allume la chandelle (bis)
c'est pour voir dormir la belle
6 Le moine s'est effrayé
a couru de tous côtés
accourez frères ensemble (bis)
j'ai le diable dedans ma chambre
7 Les frères ont accouru
un pied chaussé et l'autre nu
nous voulons que tu nous jures (bis)
si tu es diable ou créature
8 Le diable je ne suis pas
je suis fille en bon état
il y a un mois ou bien cinq semaines (bis)
que je couche avec le même
9 Et le frère Nicolas
la leçon il la saura
il y aura plus de la discipline (bis)
pour l'amour de Josephine
IL PREIVI INNAMURA'
1 'Na volta j era 'n prèivi
ca 's vulìa maridé
ca 's vulìa maridé lariretto
ausa Ninetto
ca 's vulìa maridé
2 E a j eru tre surele
tüte tre da maridé
tüte tre da maridé lariretto
ausa Ninetto
tüte tre da maridé
3 A va da la pi véja
bela vulì m'eimé
bela vulì m'eimé lariretto
ausa Ninetto
bela vulì m'eimé
4 Cume i völi che mi v'amu
sun mare 'd tre masnà
sun mare 'd tre masnà lariretto
ausa Ninetto
sun mare 'd tre masnà
5 Sa va da la secunda
bela vulì m'eimé
bela vulì m'eimé lariretto
ausa Ninetto
bela vulì m'eimé
6 L'ài mai amà gnün prèivi
gnanca v'amu pa vui
gnanca v'amu pa vui lariretto
ausa Ninetto
gnanca v'amu pa vui
7 Sa va da la pi giuvu
bela vulì m'eimè
bela vulì m'eimè lariretto
ausa Ninetto
bela vulì m'eimè
8 Se völi che mi v'amu
bajeme sent ëscü
bajeme sent ëscü lariretto
ausa Ninetto
bajeme sent ëscü
9 E cunta e na ricunta
sa i na mancavu quat
sa i na mancavu quat lariretto
ausa Ninetto
sa i na mancavu quat
10 E për cui quat ca mancu
bajeme 'l vost caval
bajeme 'l vost caval lariretto
ausa Ninetto
bajeme 'l vost caval
11 El préivi së dismunta
la bela s'è muntà
la bela s'é muntà lariretto
ausa Ninetto
la bela s'é muntà
12 La bela a 's büta a curi
e 'l prévi a strutassià
e 'l prévi a strutassià lariretto
ausa Ninetto
e 'l prévo a strutassià
13 E mentre ca curìa
campase 'nt ën fusal
campase 'nt ën fusal lariretto
ausa Ninetto
campase 'nt ën fusal
14 La bela a l'usterìa
e 'l prévi a l'uspedal
e 'l prévi a l'uspedal lariretto
ausa Ninetto
e 'l prévi a l'uspedal
15 La bela a pernis e quaje
e 'l prévi a pan gratà
e 'l prévi a pan gratà lariretto
ausa Ninetto
e 'l prévi a pan gratà
SI TU LE VEUX JE LE VEUX
1 Quand Tabaccu (?) revient du bois
avec sa serpette
trouve sa femme au coin du feu
avec un prêtre
oh Jeannette si tu le veux je le veux
2 Qui est donc cet homme
oh dis-moi donc Jeannette
c'est mon cousin germain
qui s'est fait prêtre
oh Jeannette si tu le veux je le veux
3 Que mangera cet homme
oh dis-moi donc Jeannette
il mangera du pain blanc
et des noisettes
oh Jeannette si tu le veux je le veux
4 Et moi que mangerai-je
dis-moi donc Jeannette
tu mangeras du pain noir et des châtaignes
oh Jeannette si tu le veux je le veux
5 Où couchera cet homme
oh dis-moi donc Jeannette
il couchera dans mon lit blanc
et moi avec
oh Jeannette si tu le veux je le veux
6 Et moi où coucherai-je
dis-moi donc Jeannette
tu coucheras dans l'écurie
avec nos bêtes
oh Jeannette si tu le veux je le veux
7 Quand je serai dans l'écurie
à qui ressemblerai-je
tu ressembleras au grand buf
qui a les cornes en tête
oh Jeannette si tu le veux je le veux
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