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LA CANTARANA - Presentazione
gruppi
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Les Violons
du Rigodon - Viouloun d'Amoun
(Dauphiné - Piemonte)
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Un incontro transfrontaliero fra due ensemble che lavorano entrambi,
di qua e di là delle Alpi, ad un progetto di riscoperta e valorizzazione
del violino popolare, strumento un tempo largamente diffuso nelle vallate,
poi messo in secondo piano dall'avvento della fisarmonica, dal suono
più potente e dalle maggiori risorse armoniche.
Il violino è stato per secoli lo strumento principe della tradizione
musicale orale delle vallate piemontesi e dell'Occitania d'oltralpe.
La tecnica del violino "popolare" è molto diversa da
quella del violino "classico": accentuazione ritmica molto
marcata, diverso uso dell'archetto, tecnica dei bordoni, il tutto anche
in funzione di accompagnamento alla danza. Anche il repertorio per questo
strumento ha delle caratteristiche proprie spesso di derivazione molto
antica.
I due gruppi, che contano ognuno una quindicina di componenti, attingono
alle ricerche svolte sugli ultimi violinisti tradizionali della zona,
come Emile Escalle nel Dauphiné e Juzep da' Rous in Val Varaita,
riprendendo e riadattando un repertorio da ballo centrato sul rigodon
nel Dauphiné e sulla courenta nelle nostre valli, ma particolarmente
ricco e variegato.
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Les Violons du Rigodon,
che si definiscono "Fanfare ménétrière",
quale insieme di carattere bandistico, operano all'interno de La
Compagnie du Rigodon, Associazione operante nell'area collinare
tra le città di Gap e Sisteron, nata nel 1994 intorno ai
musicisti attivi a suo tempo nel gruppo "Rigodon Sauvage",
rifondato in seguito sotto la denominazione di "Drailles",
e strutturato attualmente come trio, con Isabelle Barthélémy,
Michel Favre e Olivier Richaume.
Les Violons du Rigodon nasce essenzialmente come insieme formato
dagli allievi dei corsi di violino organizzati da questi musicisti
nel corso degli anni, e costituisce uno strumento importante per
socializzare la pratica strumentale e consentire ai debuttanti,
una volta raggiunto un livello tecnico sufficiente, di suonare in
pubblico, soprattutto per animare dei balli e delle feste di paese.
Col tempo, questo progetto si è sviluppato, e il gruppo ha
consolidato uno stile esecutivo personale: ora Les Violons du Rigodon
lavorano regolarmente in tutto il Sud-Est della Francia, ed hanno
pubblicato nei mesi scorsi il loro primo CD, registrato dal vivo. |
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Viouloun d'Amoun
si forma nel 2001 su iniziativa del violinista Gabriele Ferrero
(componente dei gruppi "Senhal" e "Compagnons Roulants",
e attivo in coppia con l'organettista Silvio Peron), e si compone
di vari allievi di diversi livelli partecipanti ai suoi corsi di
violino popolare: si forma così una piccola orchestra, intorno
ad un repertorio centrato sulle musiche delle valli occitane d'Italia,
ma aperto anche verso le musiche del Sud della Francia. Anche in
questo caso l'obiettivo primario è quello di permettere a
questi suonatori di farsi un'esperienza intervenendo in situazioni
di piazza, ma l'affiatamento e l'entusiasmo che si creano in queste
occasioni fanno decollare anche questo progetto, con l'affinamento
del repertorio e degli arrangiamenti, che diventano più elaborati,
sempre rispettando la spontaneità e il dinamismo dello stile
violinistico popolare. |
La strada di Gabriele incrocia quella dei componenti di Drailles nel
gruppo "Arco Alpino", insieme diretto dal violinista e mandolinista
nizzardo Patrick Vaillant, che raccoglie i migliori violinisti dei due
versanti delle Alpi per una serie di concerti nel 2001, a cui segue
l'incisione di un disco in Francia, per la collana "Modal".
Fra Les Violons du Rigodon e Viouloun d'Amoun iniziano così
i primi contatti: l'appuntamento di "Sette Salti" costituisce
un'ulteriore tappa di questo scambio-confronto tra musicisti che sono
gli eredi di una grande tradizione delle nostre montagne, ancora relativamente
poco conosciuta. La serata di Cumiana, resa più suggestiva dal
contesto in cui avrà luogo, i saloni settecenteschi del Castello
della Costa, sarà preparata nel pomeriggio, quando i due gruppi
si incontreranno per lavorare insieme e consolidare un'amicizia che
potrebbe portare alla definizione di iniziative comuni per favorire
la diffusione del violino popolare.
| VIOLINISTI POPOLARI NELLE ALPI OCCIDENTALI
I due violinisti tradizionali a cui si ispirano idealmente gli
insiemi protagonisti della serata di Cumiana sono Emile Escalle
per il Dauphiné e Juzep da' Rous per le valli occitane
d'Italia, di cui si traccia qui di seguito un breve profilo. Su
entrambi esiste una documentazione piuttosto ricca, anche se non
facilmente reperibile: registrazioni originali di Emile Escalle
sono state pubblicate su un LP degli anni '70 intitolato "Violoneux
et Chanteurs Traditionnels en Dauphiné", edito da
Le Chant du Monde per la collana "Antologie de la Musique
Traditionnelle Française", comprendente 14 tracce
di Escalle, più una decina di brani dei violinisti popolari
Augustin Istier e Camille Roussin. Più recentemente (1994),
un CD Silex dedicato al "Violon Traditionnel en France: Les
Pays du Rigodon (Champsaur, Gapençais, Beaumont)"
presenta 19 brani di Escalle, fra cui alcuni del LP precedente,
oltre alla riproposizione di una decina di registrazioni effettuate
nella zona nel 1939 da Roger Dévigné. Su Juzep da'
Rous esiste un volume curato da Jan Péire de Bousquìer
e Maurizio Padovan ("Juzep da' Rous - Un violinista della
Val Varaita - Vita e repertorio"), edito nel 1989 dall'Associazione
"Soulestrelh", che riporta le trascrizioni fedeli di
tutte le registrazioni del suonatore effettuate negli anni '70.
Sempre Maurizio Padovan, nel 1991, ha curato l'incisione su CD
e Musicassetta di una scelta dei brani trascritti per la collana
Muzique Ousitane (n.3).
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EMILE ESCALLE (1900-1987)
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Contadino residente a Molines-en-Champsaur, un villaggio
della montagna a nord di Gap, si avvicina al violino all'età
di 10 anni. A 12 anni inizia a suonare sui balli. All'epoca,
come racconta egli stesso, "
c'era a Molines un
abate che era un vero artista del legno e che aveva il dono
di fare dei violini. Ne aveva fatti per tutti i giovani
del paese
Aveva fatto un violino a mio fratello maggiore
e io, che ero continuamente con lui ad ascoltarlo,
ho imparato a suonare. Allora eravamo tre fratelli, suonavamo
tutti i giorni. A quell'epoca si suonava per le feste, per
i pranzi in famiglia, per i coscritti e la festa patronale
".
Dopo un'interruzione di alcune decine di anni, Emile Escalle
ha ripreso il suo violino intorno al 1970 per fare danzare
il gruppo folkloristico "Le Pays Gavot", ma anche
per il piacere degli amici che non mancavano di fermarsi
a Molines per ascoltarlo suonare il rigodon. Oltre ad un
repertorio molto vasto di danze, Emile padroneggiava alla
perfezione la tecnica delle "aubades", serenate
pastorali tipiche della zona, che eseguiva con rara sensibilità.
Sapeva inoltre lavorare il legno (a 18 anni aveva fabbricato
due violini) scolpendo, in particolare, delle caratteristiche
teste di camoscio.
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JUZEP DA' ROUS (1888-1980)
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Il suo nome, all'anagrafe, era Giuseppe Galliano, nato
a Sampeyre nella borgata Palazzo (Lou Palàis). Imparò
il mestiere di muratore dal padre, e da giovane si trasferì
per alcuni anni a Parigi, con la moglie, per poi rientrare
definitivamente in Val Varaita nel 1914. Iniziò a
suonare il violino all'età di 13-14 anni, e il suo
primo maestro fu Touniòt Giroudin, che faceva il
sacrestano della chiesa parrocchiale di Sampeyre. Svolse
la sua attività soprattutto a livello locale, suonando
per la prima volta alla Baìo, la principale festa
tradizionale della valle, che si tiene di norma ogni cinque
anni, nel 1905, insieme al violinista Chafré da'
Rous, suo cugino. Da allora fu il suonatore ufficiale della
Baìo del capoluogo, insieme a vari fisarmonicisti,
come Juspin Sezet, fino al 1972, quando smise di suonare
perché troppo anziano.
Juzep da' Rous si è sempre distinto per il suo attaccamento
alla tradizione, sia per lo strumento che usava, che era
di per sé un simbolo dello stile musicale più
antico della valle, sia per la sua forte consapevolezza
dei valori della vita montanara, a cui restò fedele
fino alla fine. Non solo trasmise numerose melodie di danza
che altrimenti sarebbero andate perse, ma aiutò anche
con la moglie a ricostruire i passi e le figure delle danze
più antiche, che sono ora nuovamente ballate nelle
valli occitane.
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