CANTAVALLI 2002 - Presentazione gruppi
LA FABRIQUE
Musique occitane en Auvergne et Languedoc

 

Il trio de La Fabrique è in pratica lo sviluppo del duo formato in origine da Cyril Roche e François Breugnot, giovani musicisti (organetto e violino, rispettivamente), che si ponevano l'obiettivo di riproporre il repertorio auvergnate classico in un linguaggio musicale nuovo, fortemente radicato nello stile espressivo di violino e cabrette, i due strumenti tipici della musica locale, ma capace di incorporare altre influenze musicali, senza snaturare le caratteristiche della tradizione del Massif Central.

Cyril e François traducono il loro progetto in una prima incisione discografica ("Finissez d'entrer"), apparsa nel 1998, che viene accolta positivamente da pubblico e critica, e che vede già la partecipazione di Laurent Cavalié, musicista del Languedoc, che nel CD interviene essenzialmente come percussionista, ma che svolge anche un interessante lavoro di ripresa e riadattamento di melodie tradizionali con dei testi in lingua occitana di sua composizione, dove una particolare attenzione è riservata alla componente ritmica del linguaggio d'oc, alla valorizzazione in chiave espressiva delle sonorità del paotuà languedocien.

La Fabrique combina appunto i talenti strumentali di Cyril e François, attivi anche in altre formazioni di rilievo (Cyril con il ghirondista Patrick Bouffard e François con il gruppo progressivo Aligots Eléments) e l'inventiva di Laurent, non solo alle percussioni, spesso di sua produzione, ricreate da oggetti d'uso comune, ma anche alla voce, dal timbro originale, con la proposizione di un repertorio ispirato alla tradizione, ma dove si introducono tematiche più vicine alla sensibilità delle nuove generazioni.

Ne esce una musica originale, essenziale e misurata nell'uso degli strumenti e segnata dal ritmo scandito dalle parti vocali di Laurent: le svisature del violino, la cadenza dinamica impressa dall'organetto, il gioco intricato delle percussioni e la musicalità dei testi in lingua occitana compongono un sound pulito e compatto. Una macchina da concerto collaudata, dall'andamento sicuro e regolare, come quello della ruota dentata che compare simbolicamente sulla copertina del loro primo CD, fresco di fabbrica: "Acide folklorique et produits dérivés", che in Francia, come documentato qui di seguito, è stato salutato come una delle produzioni più interessanti degli ultimi anni nel panorama della musica occitana.

La Fabrique, nome che richiama il carattere artigianale, quasi operaio, di una ricerca sonora che trasforma la materia prima costituita dai repertori e dagli stili tradizionali della Francia centro-meridionale, costituisce così una delle realtà più avanzate di un movimento di giovani musicisti che rivitalizzano il linguaggio musicale occitano operando dall'interno, per così dire, di una tradizione ricchissima e feconda.


FRANCOIS BREUGNOT

Violinista, ha sviluppato lo stile diffuso nel Massif Central, e partecipa a numerose esperienze che interessano la musica di questa regione, attraverso la ricerca, la composizione e il confronto con altre realtà espressive.
E' presente nelle seguenti incisioni disco-grafiche: Les Brayauds (Auvergne), Trio BLV (Auvergne swing), Korrigan (musica irlandese), Duo Roche-Breugnot (Auvergne), Domino (collettivo jazz/world music), Aligot Eléments (Trad fusion), La Fabrique.

LAURENT CAVALIÉ

Fa uso delle sue percussioni, della sua voce e del suo organetto nella musica elettro-acustica, il racconto popolare, il teatro, la danza, la canzone e le musiche d'ispirazione tradizionale. Vocalmente, canta sia in occitano che in francese.
E' presente nelle seguenti incisioni discografiche: Le Chant de la Croisade ("éléctro"), Souffle-Plume (racconti popolari),
Duo Roche-Breugnot (Auvergne), La Chaloupe (canzoni francesi), La Fabrique.

CYRIL ROCHE

All'organetto, è anche lui uno "stilista" delle musiche dell'Auvergne e, più in generale, della Francia Centrale. Accompagnatore, oltre che solista affermato, è caratterizzato da una tecnica raffinata, e dall'uso sapiente delle potenzialità espressive del suo strumento.
E' presente nelle seguenti incisioni disco-grafiche: Trio Patrick Bouffard (Bourbonnais - due CD), Transept di Patrick Bouffard, Duo Roche-Breugnot (Auvergne), Domino (col-lettivo jazz/world music), La Fabrique.

 

"ACIDE FOLKLORIQUE ET PRODUITS DERIVES"
CD, Edizioni MODAL, 2001

Giusto tre musicisti, in sostanza violino-percussioni-organetto, con qualche sprazzo di sax. Questa relativa sobrietà ben evidenzia il ruolo e il peso dei testi. Perché il percussionista Laurent Cavalié tiene banco con la sua voce grave, lievemente sgranata, con parole spesso di sua produzione. Tanto per dire che questo gruppo, decisamente originale, rifiutando l'effettistica pletorica, le cornamuse, le ghironde, gli abbellimenti elettronici, e portando in primo piano il canto o il violino, propone una colorazione molto personale, allo stesso tempo, paradossalmente, dinamica e dolce, in cui le influenze esterne (l'Auvergne, alla fine, non è una riserva chiusa in se stessa) sono talmente incorporate che si crea, d'impatto, una presenza, un universo.

Claude Ribouillault
TRAD'Magazine

Prendete un componente degli Aligots Eléments al violino, un pezzo del Transept di Patrick Bouffard all'organetto, legate il tutto con della corda vocale calorosa e con delle pelli da tamburo generose, e avrete fabbricato dell'acido folklorico e, perche no?, ne avrete ricavato una musica occitana moderna e originale. Una macchina perfetta in azione, come gli ingranaggi raffigurati sulla copertina del CD. Ma, attenzione, non si tratta di musica "industriale", ma di un manufatto stile '800, dell'artigianato di qualità, con tutto il suo seguito di innovazione e anche di poesia (quindi di modernità). Laurent Cavalié - in altre occasioni organettista - oltre allo sfoggio di una batteria nuova di "fabbrica", del tutto personalizzata, dà prova di un autentico talento di compositore e adattore; è anche l'autore della maggior parte dei testi nel patouà del Languedoc, che interpreta con passione e con grande attenzione alle implicazioni ritmiche. Cyril Roche sviluppa appieno in questo trio l'espressività dell'organetto, ricca di sfumature, dai bassi profondi, e quanto al virtuosismo di Francois Breugnot al violino, non gli resta più niente da dimostrare….
Davvero un bel prodotto!

Alem Alquier
Pastel

Auvergne-Languedoc-Francia. Il riferimento sulla copertina è uno di quelli che fa subito venir l'acquolina in bocca. E' legittimo chiedersi a cosa assomiglia questa bestia ibrida, nata dagli amori tra l'Auvergne e il Languedoc, e a cui si è affibiato un nome simile: "Acido folklorico e prodotti derivati". Poi, sfogliando il libretto del CD, viene da dire che, accidenti, è difficile fare una cosa da poco con un'équipe del genere: a Cyril Roche (organettista con Bouffard) e al violinista di talento François Breugnot, dall'Auvergne, si unisce una delle grandi voci occitane del momento: Laurent Cavalié.
Diciamolo chiaro, sulla spinta dell'entusiasmo: La Fabrique è senza dubbio quanto di più appassionante si sia ascoltato in giro da un bel po' di tempo a questa parte. Facendo perno sui repertori delle loro rispettive zone di origine, e mescolandovi senza problemi testi e composizioni di loro invenzione, il trio ci consegna un disco brulicante di idee, di energia e di brio. Il tutto preparato in casa, se non fosse per una punta di cornamusa Béchonnet da parte di Ivan Karvaix, e servito con sobrietà, senza tanti fronzoli. Come avviene spesso con le belle sorprese, il primo ascolto permette subito di cogliere una serie di elementi di spicco: la voce di Cavalié, dall'innegabile originalità, la qualità e la raffinatezza degli arrangiamenti (ah!, le linee di basso di Cyril Roche, o il gioco ritmico di François Breugnot…), i passaggi rischiosi abilmente superati, e ancora, un lavoro di grande inventiva alle percussioni. Dopo un po', a forza di ascoltare, ci si lascia prendere dalla sensibilità delle interpretazioni. Ascoltate, per convincervi, "Los ventres bèls", testo di Cavalié su una melodia tradizionale, autentica, magistrale, chiave di volta dell'insieme.
Gli "specialisti", che spesso si inferociscono quando le giovani generazioni si confrontano con il repertorio tradizionale, non mancheranno di dissertare a volontà sul perché e il per come degli standard presentati in questa incisione. Limitiamoci a dire che i nostri tre compari continuano a dedicarsi con talento alle virtù, indiscutibili, del loro "métissage" così ben costruito.

Valère Kaletka
Méditeria