CANTAVALLI 2002 - Presentazione gruppi
EMMANUEL PARISELLE & CHRISTIAN MAES
Musiques et chansons pour deux accordéons

 

Una coppia di organetti affiatati ed eclettici che si completano naturalmente: al controllo e al senso ritmico e melodico di Emmanuel, legato alla tradizione francese e al cajun, si contrappone il virtuosismo e l'irruenza di Christian, specialista del repertorio d'Irlanda e del Québec.
Un concerto che anche sul piano tecnico presenta motivi di interesse, nel confronto tra il modello di organetto "continentale" usato da Emmanuel, dall'accordatura Sol/Do o La/Re e dal maggiore equilibrio tra mano destra e mano sinistra, tra solista e bassi armonici, e il modello "irlandese" adottato da Christian, in Do#/Re, che sacrifica il gioco dei bassi alla valorizzazione della melodia, nei suoi accenti ritmici e melodici.

Due musicisti curiosi e multiformi, che da sempre spaziano nelle tradizioni musicali più disparate, a tutto campo, senza limitazioni di ordine territoriale o di genere: dalle musiche dispari dell'Europa dell'Est al rock, dall'Irlanda al Sud America, dal variété francese al cajun, una ricerca sonora giocata principalmente in chiave dinamica, ma con una vena di lirismo nelle ballate un po' malinconiche care ad Emmanuel.
Dopo l'entusiasmante concerto di Cantavalli '98 e l'uscita di "Coup de Vent", il loro primo CD, un nuovo appuntamento con un duo che ha sviluppato il proprio repertorio e il proprio stile, in vista del secondo disco, in preparazione.

 

Coup de Vent
Intervista di Jean Blanchard a Christian Maes e Emmanuel Pariselle
(Lettre d'information du Centre des Musiques Traditionnelles Rhône-Alpes - CMTRA)


CMTRA: Christian Maes e Emmanuel Pariselle, avete entrambi delle esperienze come suonatori di accordéon diatonique, Christian per il repertorio irlandese con Broken Pledge, Emmanuel per la musica cajun, con il gruppo French Alligators, e inoltre suonate come duo di organetti da alcuni anni. Come fanno due solisti, per definizione individualisti,a ritrovarsi in un duo stabile?

Christian Maes : Emmanuel e io pratichiamo un sistema accompagnamento/melodia in cui i due ruoli sono chiaramente ripartiti: Emmanuel si occupa soprattutto dell'accompagnamento e del canto vocale, io della melodia strumentale. Abbiamo delle tastiere differenti, con una diversa resa sonora, ci completiamo a vicenda, tutto qua. Suoniamo insieme molti stili differenti, ma poca musica cajun e irlandese, appunto. Ci interessiamo a musiche di vario genere, dalla canzone francese alle musiche tradizionali. Se un pezzo funziona, lo facciamo.
Emmanuel Pariselle : Innanzitutto, Christian ha una carriera come solista, e ha optato per il sistema irlandese Do#/Re, che è veramente cromatico e bisonoro. Suona azionando molto il mantice, la sua tastiera è davvero speciale, ma peraltro è un po' limitato per quanto riguarda i bassi, come tutti gli organettisti che usano questo sistema. I bassi non sono veramente adattati, bisognerebbe trovare qualcosa, io cerco, cerco!!!
Quanto a me, io non ho mai veramente lavorato come solista, ho sviluppato soprattutto la tecnica di accompagnamento della canzone nel corso delle mie tournée con Marc Robine, poi con il gruppo French Alligators, con cui lavoravo principalmente come supporto ritmico e armonico, poiché la parte di solista era assicurata da Katherine Bersoux al mélodéon. Dunque, mi sono piuttosto interessato allo stile di accompagnamento, adattato al sistema di tastiera continentale Sol/Do, che io utilizzo. E' un sistema perfetto per l'arricchimento ritmico e armonico. Con Christian, ci completiamo, lui alla melodia, io all'accompagnamento. Anch'io ho suonato musica irlandese e molti tipi di musica tradizionale, e questo mi consente di fare un po' di tutto, di andar d'accordo con Martin O'Connor o Alister Anderson. E, d'altra parte, è proprio in occasione di una tournée con Martin O'Connor, con cui suonavo in duo, che ci siamo incontrati, Christian ed io.

CMTRA: Nel CD "Coup de Vent", prima incisione del duo Maes-Pariselle non si ha l'impressione di ascoltare un duo, ma una musica per un solo organetto suonato a quattro mani. Qual'è il miracolo musicale che vi consente di ottenere questo risultato?

C.M.: La prima cosa su cui entrambi siamo convinti, è che bisogna lasciare che uno solo degli organetti suoni con la mano sinistra, bassi/accordi. Questo garantisce una precisione inarrivabile come base per il gioco melodico. Usare i bassi su tutt'e due gli strumenti non funziona. Dopodiché, ognuno ascolta con attenzione l'altro, arriviamo a impregnarci di quello che suona l'altro, e a completarci: è un lavoro d'équipe, il mestiere del musicista.
E.P.: Abbiamo un gusto comune, vediamo la musica allo stesso modo. Quando si sceglie un pezzo, si cerca di rendere al massimo, ognuno per conto suo, e quando siamo lanciati, il pezzo decolla. E' difficile da spiegare, abbiamo una concezione della musica molto energica, dove ognuno ha il suo ruolo. Quando si tratta di un pezzo irlandese, Christian esegue la melodia e io l'accompagnamento, se è una delle mie composizioni, si possono fare due voci o un controcanto, ma in ogni caso abbiamo la stessa concezione dinamica della musica, ed è questo che fa funzionare il duo.

CMTRA: Emmanuel,con il CD "Coup de Vent"ci sono stati molti articoli e recensioni sulla stampa, tutti positivi, e in questa occasione hai parlato del "cuore della musica". Cosa significa?

E.P.: L'ho detto io ? Diciamo che quando affronto una melodia tradizionale quello che mi interessa è impregnarmi dello spirito che animava il compositore del brano. E' una cosa commovente, perché il pezzo ha attraversato molte generazioni passando di bocca in bocca e io, al fondo della catena, cerco di immaginarmi davanti a quale paesaggio e in quale occasione il pezzo è stato creato, qual'è la nota importante e che sequenza di accordi può mettere in rilievo un determinato passaggio. Mi sforzo, sezionando quel brano, di comprendere l'emozione del compositore.

CMTRA: Perché nel CD "Coup de Vent" avete scelto quasi esclusivamente delle melodie in minore e che differenza c'è, secondo voi, fra malinconia e nostalgia?

E.P.: In sostanza, io trovo i modi minori abbastanza calorosi. Se sono giù di morale, l'ascolto di una melodia in minore mi tira su, mentre un pezzo in maggiore avrà la tendenza a buttarmi ancora più giù. Un pezzo nostalgico non mi fa cadere nella malinconia. Il minore evoca tante cose, ma non porta alla tristezza. Si dice che il minore è triste, ma io trovo che sia nostalgico e caloroso, piuttosto che malinconico.
C.M.: Per quanto riguarda la scelta delle melodie, sono pezzi che ci piacciono e alcuni sono stati composti da Emmanuel, che è molto orientato in questo senso, come in "Lever du soleil à l'anse des hommes". Con le canzoni si è impresso un certo colore nostalgico, la prossima incisione sarà un po' differente.

CMTRA: Perché solo quattro canzoni in questo CD?

C.M.: Ne avevamo scelte molte, ne sono rimaste quattro. La cosa funziona così, in base alla voglia di fare. Se ci mettiamo d'accordo sull'idea e sulla realizzazione di una canzone, la portiamo avanti.
E.P.: Non mi considero veramente un cantante , ma trovo che il canto sia importante in un concerto, è un altro modo per toccare il pubblico, e a me piace parlare, presentare i pezzi con un certo stile, e la canzone con il suo testo è un'estensione naturale di questo approccio. In concerto, alterniamo due pezzi strumentali a ogni canzone. E' l'equilibrio che abbiamo scelto.

CMTRA: Emmanuel, tu hai scelto i testi e le musiche delle canzoni e ne hai scritte e composte due. Perché questo ambiente di marinai, di canali e di chiuse?

E.P.: Ho passato la mia infanzia sul bordo dei canali, il Canal du Midi, sono un pescatore incallito, e anche Christian: ci ritroviamo ogni tanto con una canna da pesca in mano, e se avessimo più tempo staremmo spesso sulle rive dei fiumi. Resta sempre qualcosa nelle canzoni di questo universo marinaresco, quando vedi passare una chiatta ti immagini molte cose, i battelli, i marinai…; è affascinante, è un universo di sogni, di viaggio interiore. E la musica è anch'essa un viaggio, dunque sono due cose che stanno bene assieme.

CMTRA: Quali sono i vostri progetti, comuni o personali?

E.P.: Abbiamo un nuovo CD in cantiere, con lo stesso equilibrio tra strumentali e canzoni, e gli stessi collaboratori, James Mac Gaw al contrabbasso, Bernard Montrichard alla chitarra e Daniel Jeand'heur alle percussioni. Alla cornamusa inviteremo Patrick Molard e, speriamo, Philippe Prieur. Per il resto, siccome ho scritto una suite gavotte un po' chiassosa, abbiamo chiesto a Erwan Hamon di venire a fare le parti di bombarda. Didier Oliver, con cui lavoro in duo, suonerà violino e mandolino in alcuni pezzi. Ci saranno delle musiche di varia provenienza, delle composizioni, una canzone su "Le Café du Port", manuale di sopravvivenza in un porto del Baltico.
C.M.: Lavoriamo in comune alla preparazione di un nuovo CD con degli invitati, che sarà composto da canzoni, da melodie tradizionali, dalla Turchia alla canzone francese, passando per la musica klezmer, l'America del Sud, ampliando il panorama del primo CD. Inoltre, per quando mi riguarda sta per uscire il mio disco solo: è un progetto un po' differente, si tratta di composizioni con dei musicisti provenienti dal jazz, per sviluppare qualcosa di nuovo.


CHRISTIAN MAES

Originario di Besançon, inizia a suonare la fisarmonica cromatica all'età di 8 anni, poi, dopo essere passato al piano e al banjo a quattro corde, si innamora dell'organetto irlandese ascoltando Martin O'Connor, e si perfeziona sullo strumento, lavorando regolarmente per gli stages di danza organizzati nella zona da Yvon Guilcher. Alla fine degli anni '80 inizia a lavorare con un gruppo rock, "Susan & The Visitors", con cui incide due dischi; dal 1995 al 1997 accompagna il cantante francese Pascal Mathieu, quindi si orienta decisamente verso la musica folk, specializzandosi nel repertorio irlandese (CD con Sandy Miller e con il gruppo Broken Pledge) e del Québec (collaborazioni con Robert Amyot e con Rabaska), ma suonando anche con musicisti della scena jazz, alla ricerca di stimoli nuovi.
Attualmente lavora nell'ambito della Compagnie Héritage di Anost, nel Morvan, che ha prodotto il suo primo CD solo, "The Giant's Walk", pubblicato nel 2001, e suona in duo, oltre che con Emmanuel Pariselle, con il ghirondista innovativo Thierry Bruneau, e in una formazione più ampia che comprende, oltre a Thierry, dei musicisti con cui collabora da anni: James Mc Gaw al contrabbasso, Daniel Jeand'heur alle percussioni.

 

EMMANUEL PARISELLE

Nato a Tolosa nel 1953, Emmanuel incontra il folk a Parigi con la musica bretone, e inizia a suonare il flauto irlandese, a cui si dedica con passione fino al suo incontro con l'organetto, attraverso la musica di Serge Desaunay. Inseritosi nella vivace scena folk francese della seconda metà degli anni '80, sviluppa uno stile personale, basato essenzialmente sull'uso dell'accordéon diatonique come strumento di accompagnamento, uno studio sugli accordi che gli consente di adattarsi facilmente a qualsiasi tipo di musica.
Al Festival di Thonder in Danimarca risale il suo incontro con Martin O'Connor, con cui lavorerà per vari anni; sempre a Thonder incontra Katherine Bersoux, con la quale forma un primo gruppo legato alle musiche del Mediterraneo, Tramontane, e dopo la fine di quest'esperienza, costituisce French Alligators, formazione storica del cajun "made in France", che incide vari dischi. Con la rottura del sodalizio artistico e personale con Katherine, lavora in duo con Christian Maes e, più recentemente, con il polistrumentista guascone Didier Oliver (violino, mandolino, cornamusa). Da segnalare anche la sua collaborazione alla redazione dei 15 CD che compongono l'antologia della musica tradizionale francese, insieme a Gabriel Yacoub e Marc Robine.