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CANTAVALLI 2002 - Presentazione
gruppi
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ROSAPAEDA
Recital
"Rose d'amore" - Canti dell'Italia del
Sud
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Antonella "Rosapaeda" Di Domenico canta. Canta e governa
l'emozione di chi l'ascolta, con l'incanto di una voceanima alla
quale ci si abbandona. La cantante pugliese raccoglie contributi
musicali disparati, e con la sua voce, delicata e intensa, articolata
su più registri, li combina in un mix stratificato ed originale:
serpeggia con insospettabile disinvoltura fra pizzica, reggae, canzone
popolare del mezzogiorno, suggestioni da world music e influenze
arabe; riesce a mettere insieme tradizioni musicali differenti,
da quella greco-salentina a quella lucana, a quelle arabe e spagnole,
senza cadere nel facile gioco della semplice memoria popolare.
A "Cantavalli" Rosapaeda si presenta con una proposta
nuova, essenziale, che esalta le sue doti espressive, accompagnata
con pianoforte, fisarmonica e djembé dal solo Eddi Romano,
musicista dalle felici intuizioni melodiche, compositore dei suoi
brani più belli ed appassionati. Un concerto-recital che
ha come tema centrale l'amore nelle sue varie espressioni: passione,
sentimento, inganno, gelosia, l'amore delle donne, delle madri,
dei poeti.
Rosapaeda è altresì leader del gruppo omonimo che
riscuote, da alcuni anni, un grande successo di pubblico e di critica
in svariati festivals internazionali. Una formazione che ha vinto
il premio "Rocco Draicchio" a Carpino nel 1999 e il primo
premio nazionale di World Music "Popolare Network-Musica e
suoni dal Mondo" nell'omonimo festival di Carrara, a pari merito
con i Trimuzike, destinato a nuovi artisti che si sono distinti
nell'ambito della musica etnica. Il loro secondo CD, "In Forma
di Rosa" (Sottosuono, 2001) è stato nominato miglior
disco dell'anno dal magazine on-line tedesco Folkworld.
Siamo di fronte a un viaggio artistico e personale che si muove
in controtendenza con le scelte correnti: non a caso il successo
di pubblico e di critica di Rosapaeda è un fenomeno che ha
interessato finora più il resto d'Europa che non l'Italia.
Là dove le orecchie sono più libere dagli stereotipi
e la disponibilità alla suggestione è più legata
allo spessore emotivo che non ad altre fredde categorie mentali,
Rosapaeda è considerata una bandiera della nostra musica.
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ROSAPAEDA
"In forma di rosa"
CD, Ed Sottosuono, SOTT A107, 2001
Folk progressivo e d'autore / Italia
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A ben vedere, c'è molto di più - oltre
alla bellissima voce di Rosapaeda - che lega il precedente
"Facce" a questo "In forma di rosa":
c'è la ricerca continua di portare aria nuova
nella riproposta e nella riscrittura della musica del
Sud, c'è la ferma volontà di imperniare
un disco (e uno spettacolo) intorno alla voce femminile
- pare un'operazione scontata, ma quanti sono nel folk,
oggi, a farlo ? - c'è la quasi alchemica distillazione
dei suoni nel tentativo (qui pienamente riuscito) di
renderli universamente intellegibili (e comunque le
migliaia di copie vendute soprattutto all'estero e in
Italia al di fuori del circuito folk già avevano
dimostato che questa era la scelta giusta)
Co-protagonista, anche in questo episodio, il partner
non solo artistico della cantante barese, Eddi Romano:
compositore dalle felici intuizioni melodiche e arrangiatore
dai molti attenti ascolti, ha avuto anche il merito
di scegliere compagni d'avventura capaci di trasferire
esperienze musicali diverse in un progetto che - nonostante
l'estrema varietà della proposta - vanta una
unitarietà di fondo davvero invidiabile.
"In forma di rosa" si apre e si chiude con
due canzoni d'autore, "Bari mediterranea"
del barese Dante Marmone, che innestata su un tappeto
di insistenti campionature ritmico-armoniche diventa
un tributo contemporaneo ad una città bellissima
e poco cantata, e "E' o ver" del napoletano
Pasquale Ziccardi, dolcissima e triste canzone d'amore
deluso, interpretata dalla sola Rosapaeda con l'autore
alla chitarra, essenziale e bellissima.
Fra questi due estremi, altre otto tracce fra cui spiccano
"Uocchie ca mme parlate", un'espressiva poesia
di Totò tratta da "A livella", musicata
da Eddi Romano, ottimamente arrangiata in punta d'archetto
da Davide Viterbo e impreziosita dall'organetto di Riccardo
Tesi, "Piccola Follia" /una pizzica afro dalla
ritmica incalzante e dagli accenti inconsueti), "V'neit,
oh!, tr'zzareul!", un canto di lavoro a tammurriata
che l'arrangiamento di Riccardo Tesi traforma in un
gioiello di sincretismo mediterraneo, dove non manca
neppure il particolare suono della lira cretese. Per
tutti gli altri brani non citati ci sono storie da raccontare,
episodi musicali significativi, ospiti illustri,
ma
scrivere di un disco così denso e ricco di stimoli
in uno spazio contenuto non è davvero impresa
facile. Più semplice, divertente, soddisfacente
ascoltarlo.
Per completezza, segnaliamo anche la presenza, destinata
a un pubblico assai diverso da quello che abitualmente
legge FB, di una versione per locali-tendenza di "Ta
travudia", pizzica dal testo grecanico già
presente in "Facce" e qui remixata da John
Bolloten aka The Rootsman, del Third Eye Studio di Bradford
(UK).
Dicevamo in apertura di recensione della stretta connessione
fra questo lavoro e "Facce": pur confermando
la linearità e lo sviluppo del medesimo progetto
cui appartengono entrambi, "In forma di rosa"
segna rispetto al precedente un salto di qualità
(verso l'alto, ovviamente) di proporzioni notevoli,
certamente in grado di aiutare Rosapaeda e i suoi a
raggiungere un pubblico ancora più vasto e partecipe
del loro meritato successo.
Roberto G. Sacchi
Folk Bulletin
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FOLKWORLD
THE BEST CD'S OF 2001
1. ROSAPAEDA "In forma di rosa" (Italy)
Nell'ultimo numero del periodico, nella recensione del
primo album di Rosapaeda, "Facce", dicevamo:
"Una gran voce con un gran gruppo - tutto questo
in un gran disco. Siamo in attesa del seguito !".
Bene, eccolo qui ! E ne valeva la pena, perché
l'incisione è balzata direttamente al primo posto
della Top Ten di Folkworld come miglior CD del 2001.
Congratulazioni a Rosapaeda e al suo gruppo ! "In
forma di rosa" presenta musica e canzoni del Mediterraneo,
principalmente del Sud d'Italia. La musica è
affascinante, ricca di momenti speciali. L'unico, piccolo,
neo è che l'album dura meno di 40 minuti - ma,
alla fine, è la qualità che conta, non
la quantità.
2. OLLA VOGALA "Fantoom" (Belgium)
3. DUNCAN CHISHOLM "Door of Saints" (Scotland)
4. HOVEN DROVEN "Hippa" (Sweden)
5. GABRIEL YACOUB "Y" (France)
6. TOKEN WOMEN "Elsa" (England)
7. TÖRF "Op Roemte" (Netherlands)
8. DI GRINE KUZINE "Feribot" (Germany/Eastern
Europe)
9. MARIA KALANIEMI & SVEN AHLBÄCK "Ilmajousi
- Luftstråk" (Finland/Sweden)
10. DERMOT HYDE & TOM HAKE "Pipeline"
(Germany/Ireland/Scotland)
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Intervista pubblicata sulla rivista "World
Music"
D: Nel "buio" degli anni 80 hai fondato i Different
Stylee, in gruppo per molti versi anticipatore delle estetiche
di incontro fra radici mediterranee tradizione afro-americana;
come ricordi quell'esperienza? Come è avvenuto il passaggio
da Different Stylee a Rosapaeda?
Different Stylee è stato un esperimento a 360°
di socialità, poiché ci siamo cimentati con
la vita in comune, evolutasi in una cooperativa di produzioni
artistiche (musica, teatro, spettacoli) e di promozione
di una musica assolutamente nuova in Italia, curandone l'organizzazione,
la produzione fonografica e la distribuzione, oltre alla
realizzazione di una fanzine: Rebel Soul. Si è trattato
di un'esperienza molto profonda e formativa che, oltre a
permettermi di imparare a suonare (basso, batteria e canto),
mi ha fornito l'esperienza umana e artistica del palco,
del rapporto col pubblico che mi ha fatto scegliere questo
"mestiere". Già con i Different avevamo
iniziato l'elaborazione di brani tradizionali come Palummella,
Cicerenella, Canto delle lavandaie del Vomero, introducendo
la fisarmonica, assolutamente inusuale per il reggae, che
era in parte il nostro genere di riferimento. Trattandosi
di una realtà fortemente legata ai rapporti personali,
ne ha subito le sorti quando le nostre strade umane si sono
divise. L'incontro con Eddi Romano, dopo due anni di pausa
musicale, ha reinnescato il desiderio di cantare, elaborando
un progetto inizialmente elettrico ma con una connotazione
più marcatamente "world".
D: Il gruppo usa molte lingue del sud, una sorta di "esperanto
del Mediterraneo". Cogli più similitudini o t'interessa
marcare differenze?
E' stato come percorrere a ritroso un viaggio nelle radici,
nei suoni della mia infanzia (vengo da una famiglia napoletana),
aiutata dalla varietà di musiche che in questi anni
abbiamo potuto ascoltare: greca, balcanica, araba..... Non
ho mai coltivato un interesse specifico per un solo genere
musicale, mi piace ascoltare di tutto e cerco di cogliere
stimoli ovunque. Amo scoprire lingue, inflessioni, dialetti,
amo ciò che suona e canta con sincerità e
"bellezza". Ovviamente canto con il mio sentimento
di donna del sud ed è lo spirito del mio canto. Da
questo punto di vista ho verificato che il suono, anche
laddove non si comprendono le parole, ha un grande potere.
Ho visto, durante i miei concerti in Francia, gente piangere
per dei brani di cui coglievano il sentimento e ne imparavano
il ritornello pur senza conoscere la lingua. Ho maturato
la convinzione che, al di là delle diversità
culturali e geografiche, esiste un sentire profondo dell'animo
che supera le appartenenze e si apre alle lingue ed ai suoni
di chi soffre e ha bisogno di esorcizzare o di urlare il
proprio dolore. Il che lega tutte le musiche popolari ed
è per ciò che non escludo di poter cantare
in qualsiasi lingua o dialetto.
D: Le critiche che abbiamo letto sulla tua rassegna stampa,
soprattutto quelle straniere, sottolineano spesso le categorie
della "semplicità" e della "comunicativa"
del tuo approccio; sei d'accordo?
La semplicità è un elemento fondamentale
per la mia vita, è un'attitudine che cerco di coltivare
per preservare il mio animo. Sono convinta che salire su
di un palco o incidere un cd sia un "privilegio"
che richiede umiltà, sincerità e il bisogno
di creare un ponte con chi ti ascolta e si aspetta qualcosa
da te. Durante 15 anni di attività musicale ho cercato
di dare alla mia voce, al dono che ho ricevuto, un senso
che non fosse solo mio ma che raggiungesse il cuore di chi
ho di fronte. I risultati che sto ottenendo mi stanno dando,
infine, una risposta che mi lusinga e che offre un significato
al mio lavoro...
D: Come avviene il processo di scelta ed arrangiamento dei
brani che saranno poi incisi?
I brani tradizionali sono scelti in base alla vocalità
alla capacità rappresentativa che hanno. Vengono
comunque manipolati in base alla nostra sensibilità
e influenzati da ciò che siamo e che ci piace ascoltare.
Non siamo ortodossi, cerchiamo sempre di mescolare quello
che ci piace. I brani originali sono di Eddi, il fisarmonicista,
con i testi di Dario Jacobelli, napoletano, scrittore e
grande amico. Facciamo musica ispirandoci alla tradizione
popolare ma senza temere di andare fuori del seminato. Spesso
s'interviene con idee nuove al momento, in studio, come
per Riturnella: abbiamo lasciato la voce sostenuta da un
bendir e un flauto. C'è sembrato bello e l'abbiamo
fatto.
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