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LA CANTARANA - Presentazione
gruppi
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LI SOUNALHÉ
(Valli franco-provenziali)
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"TSAMÌN DË LA SAL"
"SENTIERI DEL SALE"
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Concerto
Teatrale
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Ideazione: Ilio Amisano
Testo e regia: Bobo Nigrone
Arrangiamenti musicali: Enrico Negro, Ilio Amisano
Produzione a cura di MusicaViva e Onda Teatro
In scena:
MUSICISTI
Ilio Amisano Voce, organetto
Flavio Giacchero Cornamusa, clarino, flauti, voce
Enrico Negro Chitarra, plettri, voce
Pierluigi Ubaudi Voce, bombardino
Davide Vergnano Violino, voce
ATTORI
Graziano Giacometti
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Da alcuni anni, per vie diverse, MusicaViva e Onda Teatro si occupano
delle culture della montagna e della loro capacità di evocare sentimenti
ancora vivi e presenti in un territorio che va dalla Val Sangone alla
Val d'Aosta, comprendendo Valle di Susa e Val Cenischia, la Valle di Viù,
la Valle d'Ala, la Val Grande di Lanzo, la Valle dell'Orco e la Val Soana.
Questo progetto parte da alcune suggestioni sul piano linguistico e musicale
che provengono da una ricerca sul repertorio di canzoni e musiche tradizionali
di queste valli (condotta da MusicaViva) e l'incontro di queste suggestioni
con una ricerca sulla narrazione teatrale volta a riscoprire storie vere
e leggende ambientate nei luoghi che le hanno viste nascere (condotta
da Onda Teatro).
Lo spettacolo è un concerto-teatrale sul tema del viaggio a partire
dalle infinite sollecitazioni che derivano dal percorrere quelle che vengono
definite come le vie o strade del sale.
Fino ai primi anni del Novecento i countrâbândiér della
Savoia e del Delfinato, rischiando la vita sulle montagne, trasportavano
il sale proveniente dalla Provenza e dalla Camargue, attraverso i valichi
alpini, fin nelle proprie valli e fino alla pianura dove veniva venduto
al mercato nero. Contrabbandieri, pastori e banditi, personaggi leggendari
e semplici disperati che, per necessità e per fame, vivevano al
di fuori delle leggi, protetti dalle loro montagne e dalle genti che le
popolavano, in un tempo in cui le regole le facevano i nobili e i potenti
a discapito delle necessità del popolo. Noi i contrabbandieri li
abbiamo immaginati soprattutto liberi, di viaggiare di muoversi, di conoscere
altri luoghi e altra gente, capaci di comprendere e parlare i tanti patouà
presenti da sempre in queste montagne, che con le tante sfumature e differenze
ben si prestavano a diventare all'occorrenza incomprensibili ai funzionari
e doganieri Sabaudi e Napoleonici che controllavano le zone di confine,
ma che non impedivano loro di comunicare con i commercianti del sale della
pianura e corteggiare le ragazze dei villaggi alpini, incantandole con
i racconti delle loro avventurose imprese.
Lo spettacolo, dunque, è un viaggio sulle tracce dei contrabbandieri
di sale e degli acciugai.
Un viaggio dal mare alla montagna e dalla montagna alla pianura e ancora,
da una valle all'altra di un territorio che, forse, non è mai stato
diviso da confini e che rappresenta un modello di comunità sociale
coerente ed omogeneo, che si estende tra il mare e le montagne, al di
qua e al di là dell'arco alpino.
Un viaggio che alterna musica e parole, canzoni e gesti, per raccontare
storie vere e leggende, per suscitare un'emozione o un sorriso e anche,
per conservare la memoria di una cultura che ci appartiene e che troppo
spesso è sottovalutata.
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Non ricordo esattamente quando, ma a un certo
punto è arrivato il momento di cominciare davvero, forse
è stata colpa di quella canzone di Monpatero e di Enrichetta,
la dolcissima signora che ce l'ha cantata stentando un po' a ricordarla
tutta ma con una voce e un'intonazione incredibile, nonostante i
suoi ottantun'anni. La canzone l'aveva composta suo padre, quasi
un secolo fà ma la melodia, molto più antica, proviene
dalla tradizione della chiesa evangelica ed è incredibilmente
bella. Il padre di Enrichetta era un suonatore di violino, e il
testo della canzone parla proprio di quel trio di musicisti di cui
faceva parte e che in patouà di Mompantero chiamavano "Li
Sounalhè" (i suonatori).
Bene, il nome era quello giusto, gli ingredienti umani non mancavano
di certo: appassionati ricercatori, suonatori di provata esperienza,
cantori popolari e musicanti originari delle valli, è stato
sufficiente mettere tutto insieme e agitare con cura. E' stato facile
iniziare e poi, poco a poco, mentre le parole si confondevano alle
idee e mentre le voci si intonavano alle note, qualcosa ci spronava
a continuare perché quello che usciva aveva un sapore particolare,
un aroma antico e profondo, era bello da suonare e da cantare e
poi quella lingua
, così espressiva, così unica
e al tempo stesso diversa e originale ogni volta.
La musica dei Sounalhè è musica popolare nel senso
più profondo del termine, è una musica per tutti che
arriva dal passato per ricordarci che il piacere di cantare, ballare
e fare festa è da sempre una componente importante della
nostra cultura. Da questa consapevolezza nasce e prende forma il
nostro concerto che si sviluppa in un'atmosfera insolita e coinvolgente
in cui gli strumenti si adattano continuamente alle cadenze di quelle
strane melodie, a volte allegre, energiche coinvolgenti e a volte
calme, malinconiche, profonde. Le voci si cercano, si ascoltano,
si incontrano in armonizzazioni semplici, dal sapore arcaico mentre
un clarino fraseggia discreto sulle scale più basse e il
violino ricorda una melodia lontana. Quando la danza prende forma
allora anche la chitarra e l'organetto si fanno più presenti
per rinforzare la cadenza ritmica, mentre la cornamusa prende il
posto della voce, in una dissolvenza impercettibile, per scomparire
dopo un attimo e riapparire all'improvviso.
L'insieme, estremamente eterogeneo, è formato da elementi
provenienti da varie località del territorio alpino del Piemonte,
il repertorio vario e originale è ispirato alla ricerca svolta
in un area che comprende val Sangone, valle di Susa, le valli di
Lanzo, val Cenischia, Maurienne e che ha riportato alla luce un
consistente numero di canzoni inedite, composte nelle varie parlate
locali francoprovenzali e occitana. Il concerto ripropone canti
in patouà, valzer, curente, mazurche, rigodon ed altre danze
della tradizione musicale di queste valli.
Il gruppo nasce dopo cinque anni di attività di ricerca,
nasce soprattutto dall'incontro di persone accomunate dalla stessa
passione per la musica e il canto tradizionale, dall'esigenza di
far conoscere e riproporre ad un pubblico più vasto quel
significativo patrimonio popolare rappresentato dalla canzone in
patouà, quasi completamente dimenticato e a molti sconosciuto.
Il primo CD della formazione, che riprende i brani contenuti nel
concerto-teatrale "Tsamìn dë la sal", è
in preparazione, e dovrebbe essere pubblicato entro la fine del
2002.
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