CANTAVALLI 2004 - Presentazione gruppi

ZUF DE ZUR
"Partigiani!" - Musiche dai confini nord-orientali d'Italia

"Oggi più che mai la frontiera assume la dimensione di luogo / non luogo d'incontro di passioni e di esistenze. Un mondo dai confini sfumati, impossibile da imprigionare in una teoria dell'appartenenza pura ed immutabile. E' qui, in questo piccolo mondo precario, tra nord, sud, est ed ovest, che si possono incontrare le anime clandestine, che si parlano dell'amore e dell'odio per una terra sempre diversa, in continua mutazione, incontrata, conquistata e già perduta, come tutti gli amori che si rispettano. Non esiste e non può esistere un linguaggio artistico che racconti di questi luoghi sulla base di canoni fissi, che si lasci imbrigliare da una cultura globale che tutto banalizza e livella…"


(dal libretto allegato al CD "Lasciapassare" di Zuf de Zur)


Sette musicisti dell'area di Gorizia, all'estremo confine nord-orientale d'Italia, per una proposta musicale che intende valorizzare la straordinaria ricchezza culturale ed espressiva di un territorio che è stato storicamente punto di incontro e, talvolta, di scontro, fra genti di tradizioni e lingue diverse. Una linea d'azione, questa, espressa efficacemente nel singolare nome del gruppo: "Zuf" in friulano significa miscuglio, mentre "Zur" è un termine sloveno che sta per festa. Questo "festoso miscuglio" si costituisce una decina di anni fa, lavorando su di un repertorio tradizionale che comprende canti istriani, friulani e sloveni con timbri sonori balcanici importati dagli
ebrei durante il loro lungo viaggio dal Medio Oriente, dai testi cantati in friulano, sloveno istroveneto e yiddish.

Zuf de Zur costruisce col tempo un suo linguaggio espressivo, nuovo ed originale, in una dimensione mitteleuropea, nello sforzo di unire e portare a sintesi quello che, qui più che altrove, la storia ha cercato di dividere, di mantenere separato. Il tema della Resistenza, della memoria degli eventi tragici del secolo scorso e dei personaggi che si sono distinti in questo contesto, attraversa da tempo la vicenda culturale e musicale del gruppo: fra le sue proposte di spettacolo troviamo un recital per il "Giorno della Memoria", "Ozwiecim - Z 10803", dal numero tatuato sulla zingara dodicenne Tonia Siegmejer internata ad Auschwitz nel 1944, con canti e testimonianze sulla Shoa degli ebrei e sul Porrajmos delle genti nomadi, popolazioni entrambe sterminate dal nazismo, e uno spettacolo denominato "Le vie dell'eresia", che costituisce il nucleo originario di quello che poi sarà "Partigiani!", la nuova produzione del gruppo, specificamente dedicata all'attualità del messaggio della Resistenza.

Il nuovo CD "Partigiani!", in uscita ad aprile 2004, rappresenta quindi uno sviluppo naturale dell'attività finora svolta, un progetto organico, cresciuto nel tempo, che si concretizza con l'apporto di figure emblematiche della cultura progressista italiana: Moni Ovadia, presente nel brano "Zog nit keyn mol", inno della resistenza nel ghetto polacco di Vilna, Giovanna Marini, che ha musicato ed eseguito con il suo quartetto di voci femminili il testo "Madonuta" tratto dall'atto unico "I Turcs tal Friul" di Pier Paolo Pasolini, Ivan Della Mea, che ha prestato a Zuf de Zur una sua composizione, "Se il cielo fosse bianco di carta", su un testo yiddish opera di un ragazzo ebreo quattordicenne prigioniero nel campo di sterminio di Pustkow.
Il concerto che il gruppo presenta a "Cantavalli" offre molteplici spunti di interesse: non solo la presentazione di un lavoro originale e stimolante, che mira a riproporre sia la drammaticità, sia la vitalità e la grande forza ideale che hanno caratterizzato l'esperienza partigiana, ma anche la scoperta di un universo musicale che nasce da una realtà di confine con molte analogie con quella delle nostre vallate alpine, anch'esse zona di interesse strategico, anch'esse caratterizzate dalla presenza e dalla sovrapposizione di codici linguistici diversi e dall'incontro/scontro tra differenti matrici culturali, anch'esse, infine, segnate in profondità dalla lotta contro il fascismo ed il nazismo.
Stefano Andreutti :
Pierluigi Bumbaca :
Gabriella Gabrielli :
Roberto Nonini :
Marinella Pavan :
Livio Rossi :

Maurizio Veraldi :
percussioni, batteria
contrabbasso, voce
voce solista
clarinetto, voce
violino, voce
chitarra, tromba
organetto
Discografia:

Tilulela

Finisterre, 1998

Lasciapassare

Finisterre, 2001

Partigiani !

Finisterre - uscita prevista aprile 2004


Sito internet del gruppo: www.zufdezur.it

Due brani MP3 del nuovo CD sono scaricabili dal sito del fisarmonicista Maurizio Veraldi, www.mauvera.it

 
PARTIGIANI!

Il progetto di Zuf de Zur, realizzato in collaborazione con l'ANPI di Gorizia, presenta una serie di canzoni, ispirate alle figure delle Resistenza in terra friulana (il Comandante Lauro, la partigiana zingara morta nell'eccidio di Temenizza, le liriche di Carolus Cergolj, poeta triestino,che nei suoi "Canti Clandestini" ha dato voce alla lotta di Liberazione e alle sofferenze della risiera di San Sabba - unico centro di sterminio in Italia -, la rivisitazione di canzoni partigiane come "La Brigata Garibaldi" e "Na Juris", la canzone yiddish dei resistenti del ghetto di Bialistok (Polonia), accanto a testimonianze ai confini fra poesia e musica, scritte degli ultimi comandanti partigiani di queste terre, e.che riportano alla luce fatti importanti della lotta di Liberazione, tralasciati dalla storiografia ufficiale (nella città di Gorizia dal 13 al 16 settembre del 1943, e cioè appena cinque giorni dopo l'8 settembre, si svolse la prima battaglia partigiana combattuta dalle forze di liberazione sul territorio italiano).


Anticipiamo qui di seguito il testo di tre fra i più significativi dei brani musicali raccolti nel CD:


SE IL CIELO FOSSE BIANCO DI CARTA

Le parole sono tratte da Esposito e Ivan Della Mea dalla lettera scritta in yiddish da un ragazzo di 14 anni, Chaim, rinchiuso nel campo di steriminio di Pustkow (Galizia). Chaim riuscì a lanciare la lettera oltre il filo spinato, il foglietto è stato fortunosamente raccolto e custodito sino alla liberazione…

Se il cielo fosse bianco di carta
e tutti i mari neri d'inchiostro
non saprei dire a voi miei cari
quanta tristezza ho in fondo al cuore
quale è il pianto quale il dolore
qui intorno a me
Si sveglia l'alba nel livore
di noi sparsi per la foresta
a tagliare legna seminudi
coi piedi torti e sanguinanti
ci hanno preso scarpe e mantelli
dormiamo in terra
Quasi ogni notte come un rito
ci danno la sveglia a bastonate
Franz ride e lancia una carota
e noi come larve affamate
ci si contende unghie e denti
l'ultima foglia
Due ragazzi sono fuggiti
ci hanno raccolti in un quadrato
uno su cinque han fucilato
ma anche se io non ero un quinto
non ha domani questo campo…
…e io non vivo
Questo è l'addio a tutti voi
genitori cari
fratelli e amici
vi saluto e piango

Chaim


ZOG NIT KEYN MOL

Inno della resistenza nel ghetto di Vilna; dopo la guerra ha avuto una certa diffusione, ed è tuttora conosciuto. L'autore, Hirsh Glik, era un giovane poeta partigiano di Vilna, morto in uno scontro con i tedeschi. Egli compose le parole di questo inno impressionato dalle prime notizie sulla rivolta del ghetto di Varsavia, giunte a Vilna proprio quando un gruppo di partigiani ebrei perse quindici uomini durante il primo combattimento.

Zog nit keyn mol az du geyst dem letsten veg
Khotsh himlen blayene farsthtelen bloye tag
Kumen vet nokh undzer oysgebenkte sha'ah
S'vet poyk ton undzer trot mir zaynen do!

 

Non dire mai che hai percorso l'ultimo cammino / anche se le nuvole nascondono l'orizzonte / verrà ancora la nostra ora tanto attesa / risuonerà ancora il nostro passo "noi siamo qui" / Dalle terre delle verdi palme alla terra delle bianche nevi / noi veniamo con il dolore delle nostre sofferenze / e dove è caduta una stilla del nostro sangue / lì fiorirà il nostro coraggio, il nostro eroismo / Questo canto è scritto con il sangue, non con l'inchiostro / non è un canto di un uccello in libertà / questo l'ha scritto un popolo fra muri che crollavano / l'ha cantato con i mitra in mano / Il sole del mattino illuminerà d'oro il nostro oggi / e il nostro ieri si dissolverà con ilo nemico / ma anche se il sole e l'alba tardassero / come una parola d'ordine, questo canto andrà di generazione in generazione.



LIDI MA CAJE

La canzone, scritta da Roberto Dobran e musicata da Mauro Punteri, è dedicata a due donne partigiane: Enrichetta Stefanin, conosciuta come "la partigiana zingara" morta nell'eccidio di Temenizze (Tecnica, località del Carso tra Trieste e Gorizia), il 17 marzo del 1944, e "Lidia", partigiana slovena morta a Volgari, in combattimento, nell'agosto del 1944.

Crne crne lase
ciganke partizanke:
side iz gore , caje moje
na svom bijelom konju
Iza meine bande
vice partizanka -
Ajmo u boji, bratje moji
Smrt fasizmu

Lidi ma caje ...

Neri capelli neri / della zingara partigiana: / scende dal monte, figlia mia / sul suo cavallo bianco. / Dietro me la banda / grida la partigiana / All'assalto, fratelli miei / Morte al fascismo! / Lidia, figlia mia …./ Le tue belle foglie / mia sorella montana / ritorneranno ancora / xon il loro verdeggiare / La mia miglior gioventù / sorella oscura dei monti / non ritorna, e non sarà con me mai più / Lidia, figlia mia