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Sabato 11 Novembre 2006 - ore 21,30
DUO CORBEFIN-MARSAC Bal Gascon (con la partecipazione di TRIOLET) |
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BRANLES D’OSSAU
Stage di danza animato da Pierre Corbefin e Philippe Marsac
Pierr
e Corbefin è uno delle figure
più autorevoli in Francia nel campo della danza tradizionale. La sua
carriera inizia nei primi anni ’60 quando entra a far parte dei “Ballets Occitans
de Toulouse”, dove lavorerà come coreografo dal 1969 al 1974. Nel 1970
partecipa alla costituzione del Conservatorio Occitano di Tolosa, di cui sarà
Direttore dal 1984 al 2002, ideando, fra l’altro, la manifestazione “Les Journées
de la Danse”, una delle iniziative più importanti in Francia legate al
mondo della danza tradizionale. Nel 1977 costituisce con Monique Lamothe e Michel
Ségonzac il trio vocale Lambrusc, una delle esperienze più avanzate
nel folk-revival dell’epoca, un ensemble con cui collaboreranno musicisti dei
gruppi Perlinpinpin Fòlc e Mont-Jòia.
Negli ultimi anni la sua attività si è concentrata sull’insegnamento
delle danze della Gascogne e del Béarn, e sulla valorizzazione della
pratica del bal à la voix, che nell’area occitana del Sud-Ovest della
Francia ha conosciuto un grande sviluppo e si è affermata nel movimento
folk grazie a gruppi come “Au Son de Votz” o, più di recente, il trio
femminile “Tra La La”, proseguendo una linea di intervento avviata in occasione
della registrazione nel 1990 dell’album “Les Voix” della collana “Musiques et
Voix Traditionnelles Aujourd’hui” promossa dal Conservatorio Occitano, in cui
Pierre eseguì alcuni canti a ballo tradizionali della Gascogne.
Il sodalizio con Philippe Marsac, cresciuto alla sua scuola e come lui originario
dell’Agenais, nel nord della regione, dove opera come responsabile dell’Associazione
“La Camba Torta” di Auvillar, data da oltre un anno e li ha portati a intervenire
in vari festival francesi e, recentemente, al Gran Bal Trad di Vialfré
per animare atelier di danza e feste da ballo centrate su uno dei repertori
più variegati e coinvolgenti dell’Occitania, diffuso in un’area estesa,
che fa perno sulla Gascogne, ma che dalle zone collinari interne arriva fino
ai contrafforti pirenaici e alle coste dell’Atlantico, un repertorio che nella
serata di sabato si confronterà con le danze delle valli occitane d’Italia,
eseguite da Triolet, che si alternerà sul palco al duo vocale guascone.
Lo stage di danza di sabato pomeriggio
e domenica mattina, in particolare, interessa il patrimonio coreutico specifico
della Vallée d’Ossau, nel Béarn, la regione occitana pirenaica
ai confini con la Spagna, area relativamente isolata dove si è conservato
un repertorio da ballo unico, ancora praticato nelle feste paesane di Béost,
Larun e Bielle, centri principali della zona, comprendente i sauts,
danze essenzialmente maschili in cerchio, e i branles, originariamente
cantati, poi eseguiti anche strumentalmente, in prevalenza da flauto e tamburin.
I branles risalgono alla tradizione delle rondes medievali,
dalla disposizione circolare a catena in senso orario (a differenza dei sauts
che si ballano in senso anti-orario), e sono poi diventati danza di coppia aperta,
ma sempre strutturata in cerchio, dai passi e dalle figurazioni complessi, con
uno stile caratterizzato da leggerezza e solennità allo stesso tempo.
L’approccio di Corbefin alla didattica della danza, affinato in stage tenuti,
oltre che in Francia, in varie nazioni europee e negli Stati Uniti, è
centrato sullo studio dei principi motori che orientano la gestualità
dei ballerini, dal passo alla postura del corpo. Come ha dichiarato in un’intervista,
“…il branle funziona secondo un proprio movimento preciso. Ma si arriva
a questo movimento solo dopo aver studiato le componenti motorie che ne compongono
la base. Chi vuole imparare un branle deve sapere che ci sono alla base dei
principi di movimento molto precisi che devono essere spiegati in maniera dettagliata.”.
Questo metodo di lavoro si inquadra in una concezione “alta” della danza come
modo espressivo legato a valori sociali ed umani: “…Per me la danza, in
fondo, non è solo la danza. E’ qualcosa cui si attacca qualcos’altro
… E’ più che un divertimento. Forse perché è qualche cosa
che mi è stato trasmesso dalle persone che ho amato, mio padre, mia madre.
Quando io trasmetto qualcosa in fondo arrivo a raccontare anche quello che io
ho visto, ho vissuto, sentito. E i racconti che ricordo parlano non solo delle
danze ma anche dello spirito con cui queste danze, queste musiche erano vissute.
… La trasmissione per me è anche passione. E se questa passione riesco
a trasmetterla, per me è come avere raggiunto l’indispensabile, qualcosa
di più dell’estetica e del piacere. Aver partecipato e trasmesso una
dimensione sociale, una dimensione quasi filosofica.”